Fertilità maschile: quali esami fare e cosa può dirci lo spermiogramma

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Fertilità maschile

Fertilità maschile: quali esami fare e cosa può dirci lo spermiogramma

Quando una gravidanza tarda ad arrivare, il problema riguarda la coppia. Il concepimento dipende da entrambi i partner e una difficoltà riproduttiva può avere origine femminile, maschile ed anche mista. Per questo gli accertamenti si avviano insieme: per la donna secondo il percorso indicato dal ginecologo, per l’uomo a partire dallo spermiogramma, l’analisi del liquido seminale.

Avviare le due valutazioni in parallelo non è un dettaglio organizzativo. Procedere per gradi, prima su un partner e poi sull’altro, allunga i tempi anche di mesi in una situazione in cui il tempo è spesso la variabile che pesa di più.

La fertilità maschile dipende da più fattori insieme — dalla capacità dei testicoli di produrre spermatozoi alla qualità di questi ultimi, dall’equilibrio ormonale al corretto funzionamento delle vie seminali — e nessun singolo parametro la riassume. Allo spermiogramma possono quindi aggiungersi, quando il medico lo ritiene utile, dosaggi ormonali e altri esami che aiutano a costruire un quadro più completo.

Quando si parla di infertilità maschile?

Si parla di infertilità quando una coppia non ottiene una gravidanza dopo circa dodici mesi di rapporti regolari e non protetti. È una definizione che riguarda la coppia nel suo insieme e non implica che uno dei due partner sia sterile, né che una gravidanza naturale sia esclusa.

Nell’uomo una ridotta fertilità può dipendere da una produzione insufficiente di spermatozoi oppure da alterazioni delle loro caratteristiche e della loro capacità funzionale. Le cause possibili sono numerose e possono interessare direttamente i testicoli, il sistema ormonale che ne regola l’attività o le vie attraverso cui gli spermatozoi vengono trasportati all’esterno.

Varicocele, infezioni e infiammazioni dell’apparato genitale, criptorchidismo, squilibri ormonali, anomalie genetiche, ostruzioni delle vie seminali, precedenti interventi chirurgici o traumi testicolari sono tra le condizioni che possono interferire con la funzione riproduttiva. Anche lo stile di vita ha un ruolo riconosciuto: fumo, consumo eccessivo di alcol, sostanze stupefacenti, sovrappeso, alimentazione poco equilibrata, sedentarietà ed esposizione professionale ad alcune sostanze sono fattori che possono incidere negativamente, spesso in modo reversibile.

Il punto critico è un altro. Nella maggior parte dei casi una riduzione della fertilità maschile non produce sintomi evidenti: non c’è dolore, non c’è un segnale che spinga a fare accertamenti. È questa assenza di sintomi a rendere gli esami di laboratorio determinanti, ed è anche la ragione per cui il Ministero della Salute  segnala che il fattore maschile viene tuttora frequentemente sottostimato: senza un sintomo che lo renda evidente, spesso non viene indagato.

Quando è il momento di fare gli esami?

L’indicazione più comune è l’assenza di gravidanza dopo dodici mesi di rapporti regolari non protetti. Il termine si accorcia a circa sei mesi quando la partner ha superato i trentacinque anni, perché in quel caso il fattore tempo incide maggiormente sulle probabilità di concepimento.

Ci sono però situazioni in cui ha senso muoversi prima, senza attendere quella scadenza. È il caso di chi ha avuto un varicocele, un criptorchidismo, un’orchite, traumi o interventi chirurgici a livello scrotale, o di chi deve affrontare trattamenti oncologici, per i quali la valutazione della funzione riproduttiva rientra nel percorso di cura. Gli accertamenti vengono inoltre richiesti prima di intraprendere un programma di procreazione medicalmente assistita, e possono essere effettuati anche semplicemente come controllo preventivo, in assenza di una ricerca di gravidanza in corso.

Qual è il primo esame da fare per valutare la fertilità maschile?

Lo spermiogramma, chiamato anche esame o analisi del liquido seminale, è l’indagine di riferimento per una prima valutazione.

Non serve soltanto a stabilire quanti spermatozoi sono presenti. Il liquido seminale contiene molte più informazioni, e l’analisi ne osserva diverse caratteristiche: parametri del campione come volume, pH, viscosità e tempo di liquefazione, e soprattutto parametri riferiti agli spermatozoi, tra cui concentrazione, numero complessivo, motilità, morfologia e vitalità.

Numero e concentrazione indicano quanti spermatozoi sono presenti. La motilità descrive la loro capacità di muoversi e, in particolare, di avanzare in modo efficace: è un dato distinto dal numero e non meno rilevante, perché una concentrazione nella norma con motilità ridotta racconta una situazione diversa da quella opposta. La morfologia riguarda invece la percentuale di spermatozoi con forma regolare.

Quali sono i valori di riferimento?

I valori riportati di seguito sono i limiti inferiori di riferimento indicati dalla sesta edizione del manuale di laboratorio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicata nel 2021.

Parametro Limite inferiore di riferimento
Volume dell’eiaculato 1,4 ml
Concentrazione 16 milioni/ml
Numero totale di spermatozoi 39 milioni per eiaculato
Motilità totale 42%
Motilità progressiva 30%
Vitalità 54%
Forme morfologicamente normali 4%

Questi numeri vanno però letti per quello che sono. Derivano dall’osservazione di uomini la cui partner aveva ottenuto una gravidanza entro dodici mesi e corrispondono al valore sotto il quale si colloca il 5% di quel gruppo: rappresentano quindi un riferimento statistico, non una soglia che separa la fertilità dall’infertilità. Uomini con valori inferiori possono concepire naturalmente, così come valori nella norma non garantiscono di per sé un concepimento.

È un aspetto che vale la pena tenere presente, perché lo spermiogramma non è, da solo, un test che stabilisce in modo assoluto se un uomo sia fertile o infertile. Serve a individuare eventuali alterazioni e a orientare il percorso: il risultato va sempre interpretato dal medico nel contesto clinico complessivo e insieme al quadro della coppia.

Spermiogramma digitale: come funziona l’analisi con SQA-iO

L’analisi del liquido seminale è uno degli esami di laboratorio in cui il metodo di misurazione pesa di più sul risultato.

Nella valutazione manuale tradizionale l’operatore osserva il campione al microscopio, conta gli spermatozoi presenti in una camera di conteggio e classifica a occhio il tipo di movimento. Il conteggio riguarda un numero relativamente limitato di cellule e la classificazione della motilità comporta inevitabilmente una componente di giudizio. Ne deriva una variabilità riconosciuta dalla letteratura scientifica: due operatori possono arrivare a risultati non sovrapponibili sullo stesso campione, e lo stesso operatore può differire tra due letture successive.

Presso il Laboratorio di Analisi Cliniche Calabrese lo spermiogramma viene eseguito mediante SQA-iO, un sistema automatizzato per l’analisi del liquido seminale sviluppato specificamente per la diagnostica andrologica e conforme ai criteri della VI edizione del manuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il campione viene caricato in un capillare monousoa profondità e volume fissi. Già questo elimina una fonte di variabilità, perché ogni campione viene letto nelle stesse identiche condizioni ottiche. Lo strumento utilizza quindi una tecnologia di analisi elettro-ottica associata ad algoritmi dedicati: la concentrazione viene determinata attraverso l’analisi della densità ottica del campione, mentre i parametri di motilità derivano dalla rilevazione del movimento di un numero di spermatozoi molto superiore a quello osservabile in un conteggio manuale. I segnali raccolti vengono elaborati digitalmente e tradotti in misurazioni quantitative standardizzate.

Il vantaggio non sta soltanto nella rapidità con cui si ottiene il risultato. L’automazione riduce la componente soggettiva e la variabilità operatore-dipendente, aumentando la riproducibilità della misura. È un elemento che conta in due situazioni concrete. La prima è il risultato borderline, vicino ai limiti di riferimento, dove una differenza di conteggio può spostare la lettura complessiva dell’esame. La seconda è il confronto nel tempo: quando lo spermiogramma viene ripetuto a distanza di mesi — come accade spesso — sapere che le due analisi sono state condotte con la stessa procedura standardizzata rende il confronto molto più informativo, perché le differenze osservate hanno maggiori probabilità di riflettere un cambiamento reale e non la variabilità del metodo.

Per un esame in cui il modo di misurare incide direttamente sulla valutazione finale, poter contare su una procedura automatizzata rappresenta un supporto concreto alla qualità del dato consegnato al medico.

Come ci si prepara allo spermiogramma?

La precisione dello strumento non compensa una raccolta fatta male: la preparazione del paziente resta determinante.

Prima dell’esame va rispettato un periodo di astinenza sessuale compreso tra due e sette giorni, secondo quanto indicato dal manuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un intervallo più breve tende a ridurre volume e concentrazione del campione; uno più lungo può peggiorare motilità e vitalità. All’interno di questa finestra valgono le indicazioni fornite dal medico o dal Laboratorio al momento della prenotazione.

Il campione va raccolto interamente mediante masturbazione in un contenitore sterile a bocca larga, senza lubrificanti né profilattici comuni, che contengono sostanze in grado di interferire con l’analisi. Se durante la raccolta va persa una parte dell’eiaculato è importante segnalarlo, perché il dato ne risulta modificato: la prima frazione è quella più ricca di spermatozoi.

Febbre recente, infezioni dell’apparato urogenitale e alcuni trattamenti farmacologici possono influenzare temporaneamente i parametri seminali, anche a distanza di settimane dall’episodio. È quindi opportuno comunicarli al personale sanitario e al proprio medico. Se la raccolta avviene a domicilio vanno rispettati scrupolosamente tempi e modalità di conservazione e trasporto indicati dal Laboratorio, evitando soprattutto sbalzi di temperatura.

Se lo spermiogramma è alterato significa essere infertili?

No. Un risultato al di fuori degli intervalli di riferimento non equivale a una diagnosi di infertilità.

La produzione di spermatozoi è un processo biologico dinamico: servono circa tre mesi perché un ciclo si completi, e le caratteristiche del liquido seminale variano nel tempo anche nello stesso individuo. Una malattia, un episodio febbrile, un’infezione, alcuni farmaci o condizioni transitorie possono modificare il risultato di un singolo esame. È anche il motivo per cui gli effetti di un cambiamento nello stile di vita non si osservano immediatamente, ma dopo alcuni mesi.

Per questo, quando emergono alterazioni significative, il medico può chiedere di ripetere lo spermiogramma  a distanza di tempo prima di trarre conclusioni, e può indicare ulteriori approfondimenti.

Nel referto si possono incontrare termini che descrivono il parametro interessato: oligozoospermia  quando la concentrazione degli spermatozoi è ridotta, astenozoospermia quando è compromessa la motilità, teratozoospermia in presenza di una percentuale ridotta di forme morfologicamente normali, azoospermia quando non vengono rilevati spermatozoi nell’eiaculato. Sono definizioni che fotografano il risultato dell’esame e non vanno interpretate autonomamente come una diagnosi: sarà lo specialista a stabilirne il significato.

Quali esami del sangue si fanno per la fertilità maschile?

Lo spermiogramma mostra il risultato finale della spermatogenesi, ma non sempre ne spiega da solo le cause quando qualcosa non torna. Una parte importante dell’approfondimento riguarda quindi gli ormoni che regolano la funzione riproduttiva maschile.

I dosaggi più frequentemente richiesti sono FSH, LH e testosterone. In base al quadro clinico lo specialista può valutare anche prolattina, TSH, estradiolo, SHBG o altri parametri.

L’FSHinterviene direttamente nella spermatogenesi; l’LHstimola le cellule testicolari che producono testosterone; il testosterone è a sua volta essenziale per la funzione sessuale e riproduttiva. Osservare questi valori insieme aiuta il medico a capire se un’eventuale alterazione della produzione di spermatozoi sia riconducibile a un problema del testicolo o alla regolazione ormonale che ne governa l’attività: sono due scenari con implicazioni diverse. Il prelievo per il dosaggio del testosterone viene di norma eseguito al mattino, quando i valori sono più elevati.

Spermiogramma e dosaggi ormonali sono quindi esami differenti ma complementari: il primo descrive le caratteristiche del liquido seminale, i secondi indagano i meccanismi che ne regolano la produzione.

Quali altri esami possono essere utili?

Non tutti gli uomini che effettuano uno spermiogramma hanno bisogno degli stessi approfondimenti. Gli esami successivi vengono scelti dal medico in base al risultato, all’anamnesi e alla situazione della coppia.

Quando si sospetta un’infezione dell’apparato genitale può essere richiesta una spermiocoltura, finalizzata alla ricerca di microrganismi nel liquido seminale: viene eseguita sullo stesso tipo di campione e il Laboratorio la effettua insieme allo spermiogramma o separatamente, secondo la prescrizione.

In situazioni selezionate possono essere indicati test per gli anticorpi antispermatozoo, che possono interferire con la motilità e la funzione degli spermatozoi, oppure l’analisi della frammentazione del DNA spermatico, che fornisce informazioni sull’integrità del materiale genetico trasportato. Quando la coppia si avvia a un percorso di procreazione medicalmente assistita può essere richiesto anche un test di capacitazione, che stima il numero di spermatozoi mobili effettivamente recuperabili dopo il trattamento del campione in laboratorio.

In caso di azoospermia, di una grave riduzione del numero di spermatozoi o in presenza di specifici elementi clinici, lo specialista può prescrivere indagini genetiche come il cariotipo o la ricerca di microdelezioni del cromosoma Y. Agli esami di laboratorio possono infine affiancarsi la visita andrologica e indagini strumentali come l’ecografia o l’ecocolordoppler testicolare, particolarmente utili quando si sospetta un varicocele.

Non esiste dunque un “pacchetto” valido per tutti: il percorso va costruito sulla situazione del singolo paziente.

Partire dagli esami giusti

Occuparsi della propria fertilità significa prima di tutto conoscerla.

Quando una gravidanza tarda ad arrivare, oppure quando esistono condizioni o fattori di rischio che possono comprometterla, effettuare gli accertamenti appropriati permette di raccogliere informazioni concrete e di presentarsi allo specialista con un quadro già definito, invece che con un’ipotesi.

Lo spermiogramma resta generalmente il primo esame di laboratorio per la valutazione della fertilità maschile; i dosaggi ormonali e gli altri test possono poi contribuire a individuare le cause di un’eventuale alterazione e a orientare il percorso.

Presso il Laboratorio di Analisi Cliniche Calabrese, in via Diomede Marvasi 8 a Reggio Calabria, lo spermiogramma viene eseguito con il sistema automatizzato digitale SQA-iO. Il Laboratorio effettua inoltre la spermiocoltura e i dosaggi ormonali utili alla valutazione della funzione riproduttiva maschile.

Vuoi valutare la tua fertilità o devi effettuare uno spermiogramma?
Contatta il Laboratorio allo 0965.331660  o all’indirizzo info@analisicalabrese.it  per informazioni sull’esame, sulla preparazione e sulla prenotazione.

Domande frequenti

Che cos’è lo spermiogramma?

Lo spermiogramma è l’analisi del liquido seminale e rappresenta il primo esame di laboratorio per valutare la fertilità maschile. Osserva le caratteristiche del campione, come volume, pH e viscosità, e quelle degli spermatozoi, tra cui concentrazione, numero complessivo, motilità, morfologia e vitalità.

Quanti giorni di astinenza servono prima dello spermiogramma?

Il manuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indica un periodo di astinenza sessuale compreso tra due e sette giorni. Un intervallo più breve tende a ridurre volume e concentrazione del campione, mentre un’astinenza più prolungata può peggiorare motilità e vitalità. All’interno di questa finestra valgono le indicazioni del medico o del Laboratorio.

Uno spermiogramma alterato significa essere infertili?

No. I valori di riferimento dell’OMS sono un riferimento statistico ricavato da uomini che avevano ottenuto una gravidanza, non una soglia che separa fertilità e infertilità. La produzione di spermatozoi varia inoltre nel tempo: in caso di risultato alterato il medico può chiedere di ripetere l’esame prima di trarre conclusioni.

Che differenza c’è tra lo spermiogramma digitale e quello manuale?

Nella lettura manuale l’operatore conta al microscopio un numero limitato di spermatozoi e classifica visivamente la motilità. Il sistema automatizzato SQA-iO analizza il campione in un capillare monouso con tecnologia elettro-ottica e algoritmi dedicati, riducendo la variabilità legata all’operatore e restituendo misurazioni standardizzate.

Dove fare lo spermiogramma a Reggio Calabria?

Lo spermiogramma con sistema digitale SQA-iO viene eseguito presso il Laboratorio di Analisi Cliniche Calabrese, in via Diomede Marvasi 8 a Reggio Calabria. Per informazioni sulla preparazione e per prenotare è possibile chiamare lo 0965.331660 o scrivere a info@analisicalabrese.it.

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